EDOARDO POETA
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Chi mi credo di essere. Nato nel 1964 a Magliano Sabina, giornalista dal 1988. Ho lavorato sin dal 1986 come “cronista di campagna” prima per il Messaggero, quindi per il Corriere (dell’Umbria). Poi ho cominciato a mettermi in discussione. E non ho più smesso.

Che penso di fare. Ho diretto o scritto per fogli vari, incluso – per caso fortuito o effetto di social network ante litteram – un articolo per una testata finlandese,  uffici stampa e ho rifornito alcuni siti web di contenuti su nuove tecnologie ed economia. Cronista fino al midollo, mi sono trovato a lavorare, dopo aver superato una selezione pubblica, nell’ufficio stampa del Consiglio regionale del Lazio del quale sono stato anche a capo e, successivamente, in quello dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Quella nazionale, per intenderci.

Mi occupo  – per ragioni professionali e per passione – di innovazione tecnologica e di altri ameni argomenti. Ma continuo a coltivare i miei interessi tradizionali su web 2.0, virtual worlds, giornalismo, comunicazione e programmazione nella pubblica amministrazione (con un occhio particolare in materia di linguaggio amministrativo, knowledge management, innovazione organizzativa e controlli). Ho curato ed abbandonato già due blog – plurale.ilcannocchiale.it e plurale.wordpress.com – nell’illusione che forse erano ormai maturi per andar avanti da soli.

Pensanti influenze. Laureatomi obtorto collo in Giurisprudenza a Perugia con una tesi in diritto costituzionale, ho sconfinato sin dal 1985 negli studi sociali sulla comunicazione. Mi sono “perfezionato” nel 2002 in Scienze della Comunicazione presso il Dipartimento di Sociologia e Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma. La tesi finale, “L’articolo immaginato” (tutor Mario Morcellini), dedicato all’articolo di giornale come prova alla maturità, ha costituito l’occasione di una lezione al corso di perfezionamento scientifico post lauream “Scienze.Com” 2002/2003 dello stesso dipartimento.

Interessamenti. Mi sono interessato di diritto, con saggi (“Legge sull’aborto, ‘ostacolo’ per la clonazione terapeutica” su Diritto & Diritti, dicembre 2000) e con alcune docenze in materia. Ho collaborato sporadicamente con Mediazone.info e con MediaPeriscope, entrambi magazine dell’università “La Sapienza”, oltre che – da perfetto carabiniere in congedo sotto copertura – con Polizia Moderna, scrivendo di comunicazione e tecnologia.

Mi sono pure infiltrato, con il saggio “(Non) è la stampa bellezza”, in Cittadinanzadigitale“, volume (pdf) a cura di Luisanna Fiorini uscito nel 2009 (Quaderni di documentazione dell’Istituto Pedagogico di Bolzano, Edizioni Junior – ISBN 9878884344786).

Nel 2014 ho pubblicato con Edizioni Falsopiano un ebook sul domani visto dal passato: “Il futuro è sempre esistito. Perché negli anni Sessanta a Trapani avevano previsto che avremmo fatto tutto (o quasi) con il telefono” (non più in distribuzione dopo esser stato in testa tra i bestseller di Storia sociale e culturale su Amazon per mesi nel 2014 – ISBN 8898137478, 9788898137473).

Nel 2018 è poi uscita la seconda edizione, ampliata e rivista, de “Il futuro è sempre esistito“, stavolta su carta (ISBN 8893041014, 9788893041010). A questo volume è dedicato il sito www.futuroesistito.it. Ispirata ai temi del libro, ma con contenuti diversi, curo su Facebook una pagina intitolata anch’essa “Il futuro è sempre esistito” (@futuroesistito).

A tempo perso mi diletto a divulgare Linux e i software open source (ma non disdegno di utilizzare prodotti Apple: sono estremamente pluralista, anche in questo). Sono stato tra i fondatori di “2L Italia“, la prima rivista italiana dedicata Second Life, una pubblicazione di cui vado orgoglioso e che qualcuno – probabilmente perché parla di cose “passate di moda” – ha considerato “storica”. Quel che ne resta – articoli, interviste e saggi – è conservato in questo link.

Scritte. Per una svista della giuria sono stato anche nella rosa dei finalisti del Premio Teramo 2001. Ho scritto teatro dialettale, scalette per manifestazioni e una valanga di piccoli applicativi per intranet (che non è lo stesso genere di scrittura).

Potreste sentirmi citare

«Acindino, trovando tutti ubriachi, non volle bere. E per questo lui solo parve l’ubriaco». (Luciano)

«El original es infièl a la traduccion». (Jorge Luis Borges)

«Chi comanda al racconto non è la voce: è l’orecchio». (Italo Calvino)

«The communication does not have an opposite. Therefore we can only communicate». (Paul Watzlawick)

«Il valore è dato dalle differenze tra gli stati economici e non dagli stati stessi». (Daniel Kahneman)

«Un sacco di gente non usa la propria iniziativa perché nessuno gli ha detto di farlo». (Banksy)

«Our focus should not be on emerging technologies, but on emerging cultural practices». (Henry Jenkins)

«Confusione è una parola inventata per indicare un ordine che non si comprende». (Henry Miller)

«Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, come non vi può essere giustizia sociale senza libertà». (Sandro Pertini)

«Non è vero che uno più uno fa sempre due; una goccia più una goccia fa una goccia più grande». (Tonino Guerra)

«La convivencia pacífica entre las diferentes religiones se ve beneficiada por la laicidad del Estado, que, sin asumir como propia ninguna posición confesional, respeta y valora la presencia del factor religioso en la sociedad».  (apocrifo Papa Francesco)

«Noi siamo sempre sulla scena anche quando pensiamo di essere assolutamente spontanei e sinceri nelle nostre reazioni dinanzi agli altri». (Erving Goffman)

«È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo». (Ignazio di Antiochia)

«Se dite che i social media sono pieni di stupidaggini state seguendo le persone sbagliate». (Barbara Sgarzi)

«There is no change without risk, and no progress without sacrifice, and no freedom without solidarity». (Barack Obama)

«Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che nel vostro senso io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri». (don Lorenzo Milani)

«Il giornalista deve vivere la cultura del dubbio, non la cultura del sospetto». (Silvano Rizza)