Foto di Blunight 72L’educazione sentimentale con cui siamo cresciuti deve molto alla neotelevisione. Un’autoreferenziale tv “realtà”, sboccata nell’enfatizzazione falso-realistica del reality, in cui le storie di vita – exempla vitae – i “casi quasi umani” hanno sottilmente segnato le nostre menti. Lo schermo propina ancor oggi lacrime, di gioia o di dolore non importa. Anche senza la Carrà. Lo stesso web sta transitando dalla fase dominata dal database delle intenzioni, come John Battelle ha chiamato Google, a quella del database delle emozioni, definizione attribuita a Facebook da Randi Zuckerberg, sorella del creatore del social network, Mark, e Global market director di FB.

Che la nostra sia un’epoca sentimentale – non romantica, si badi bene – lo dimostrano anche risvolti di solito aridi di emozioni, come la legislazione.