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Da Popular Science, 1965.

Nell’aprile 1976 la Cosa, personaggio Marvel dei Fantastici Quattro perdeva il suo aspetto roccioso, i poteri e tornava ad esser Benjamin Grimm. Ma Reed Richards, leader dei Fantastic Four, realizzava un esoscheletro – con l’aspetto della Cosa – con il quale l’umano si sarebbe poi dimostrato, addirittura, più forte del supereroe che era stato. Ma l’universo Marvel ci ha riempito gli occhi di esoscheletri ben prima degli anni ’70: il 10 marzo 1963 nasceva, infatti, Iron Man. Seppure l’eroe di Stan Lee era soprattutto una risposta a Superman più che una previsione sul futuro degli armamenti, reale e immaginario – come al solito – si stavano congiungendo.

 

Popular Science, novembre 1965.
Popular Science, 1965.

Popular Science del novembre 1965 pubblicava, infatti, un servizio di Wallace Cloud sugli “amplificatori” di forza che il Cornell Aeronautical Laboratory aveva sviluppato per conto della Marina americana. Uno scheletro-robot – secondo il racconto del magazine di scienza popolare –  in grado di far sollevare a un uomo anche 450 chili per ciascuna mano, costituito da una struttura indossabile di 180 chili spinta da un motore-zaino da 20 cavalli e 34 kg di peso. Scopo: permettere ai marinai di movimentare a mano siluri, bombe e macchinari in spazi angusti. Ma l’invenzione avrebbe fatto gola pure ad aviazione ed esercito, magari per cavarsela meglio – ipotizzava il cronista – nelle risaie del Vietnam.

Dalla fantasia alla realtà e viceversa

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Da Popular Science, 1965.

La cultura pop aveva d’altronde già avuto tra gli anni ’50 e ’60 una qualche dimestichezza con gli esoscheletri. La prima apparizione di un’armatura del genere viene fatta risalire al 1937, grazie alla penna di Edward Elmer Smith. Fu poi Robert A. Heinlein ad accennare a questo tipo di apparato, una tuta potenziata, nel 1959 in “Fanteria dello spazio”. E la storia di questi macchinari vive in continua osmosi con visioni e previsioni (qui una rassegna fino al 2010 fatta da Popular Mechanics) anche se sono ormai realtà che esercito americano, Nasa e ricercatori quali quelli del Perceptual Robotics Laboratory (Percro) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa continuano a sviluppare.

Cyberlegs
Cyberlegs

E se nel 1965 Popular Science immaginava un uso civile nei cantieri o nelle fabbriche del robot indossabile, ecco che a Pisa proprio oggi, in maniera meno iperbolica e più realistica, è invece divenuto realtà un congegno in grado di sollevare 50 kg con un solo braccio destinato ad usi civili. Per non dire di zainetti che aiutano a camminare. Da poco al National Intruments Day di Roma è stato presentato Cyberlegs, prototipo per l’assistenza agli amputati di arti inferiori, e Nicola Vitiello, dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna (Pontedera), si è augurato che nei prossimi anni gli scheletri-robot potranno essere messi in vendita al costo di normali elettrodomestici.

Il robot di Avatar nato per il Vietnam

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Da Popular Science, 1965.

Se da un parte 49 anni fa sempre il redattore Wallace Cloud prospettava la possibilità di dare comandi alle protesi utilizzando sensori che captassero i segnali elettrici dei muscoli (tecnica tutt’altro che impossibile oggi), dall’altra la stessa rivista di scienza popolare in un’illustrazione prospettava un’ipotesi insita nel concetto di avatar: un essere artificiale  inviato in ambiente ostile o irraggiungibile grazie ai movimenti di un uomo che indossava, altrove, sensori in grado di telecomandarlo. Il parallelo con l’ex marine invalido Jake Sully di Avatar è facile. E sia il film di Cameron del 2009 che Star Wars del 1977 sono stati a loro volta anticipati da un’altra invenzione datata 1962. Si direbbe, anzi, il solito 1962 (come nel caso delle previsioni de “Il futuro è sempre esistito”) con – quattro anni dopo – una straordinaria eco italiana.

Era il “pedipulator”, un robot-esoscheletro che General Electric aveva iniziato a sviluppare a Pittsfield, Massachusetts e che nel 1966 divenne un veicolo sperimentale. Ma se negli anni precedenti la grande spinta alle scoperte e ad immaginare il futuro era stata data dalla corsa allo spazio, stavolta l’impellenza – quella vera – era dettata dal Vietnam: il Cybernetic Anthropmorophous Machine (CAM) se la sarebbe infatti potuta cavare bene nella boscaglia asiatica. Ma non risulta sia mai stato utilizzato. Inutile dire che anche in questa citazione – un pedipulator del 2154 (termine che entrò nel vocabolario inglese)  è usato dal Colonel Quaritch per muoversi nelle foreste di Pandora – è notevole il legame, nel sottotesto, tra l'”Avatar” di James Cameron ambientato nel futuro e la guerra in Indocina (così come alle imprese spaziali degli anni Sessanta).

Il pedipulator su La Domenica del Corriere

Questo strano oggetto venne presentato pure agli italiani, esattamente il 2 gennaio 1966, seppure come frutto della corsa allo spazio. E ancora una volta (nel 1962 era toccato alla Singoletta, il segway anni ’60) grazie alla matita di Walter Molino e alle scelte della redazione de La Domenica del Corriere che, evidentemente, subiva il fascino di un domani tecnologico. Sulla copertina principale con il titolo “Il futuro è già cominciato” campeggiava uno straordinario robot indossabile.

domenica

Si leggeva sulla prima copertina de La Domenica:

” Gli stivali delle sette leghe stanno per entrare nella realtà: col cosiddetto pedipulator che moltiplica per sei la lunghezza di un passo, gli astronauti o i fanti americani potranno muoversi come se fossero motorizzati e su qualsiasi terreno. Il «pedipulator» è una delle tante applicazioni di quegli studi e di quegli esperimenti che, sotto la spinta della gara spaziale, stanno mutando il volto della civiltà. Il nostro inviato Giancarlo Masini vi racconterà a partire da questa settimana ciò che ha visto negli studi e nei laboratori americani dove il futuro è già cominciato”.

Il settimanale dedicava quattro pagine all’argomento inserendolo nel numero di inizio anno dedicato alle prospettive del 1966. Proprio l’anno nel quale gli Stati Uniti inizieranno massicci bombardamenti sul Vietnam del Nord e partirà la serie tv Star Trek.

Il cavallo meccanico del signor Alzetta

L’idea che un mezzo potesse sgambettare per muoversi su terreni impervi, però, non era della General Electric, ma era stata quanto meno anticipata – non si sa se addirittura inventata – da un italiano, D. G. Alzetta (il nome completo non è noto). A darne conto diversi giornali statunitensi del 1933 (tra cui Popular Science di aprile e The Harford Courant del 3 marzo). E la foto del Balilla sopra al cavallo meccanico (Iron Dobbin scrissero gli americani) è inequivocabile. Su questo aggeggio ho trovato, al momento, poco come documentazione, ma secondo The Atlantic sarebbe stato rifiutato dai militari italiani e fu alla base di un derivato tedesco (anch’esso respinto dall’esercito). Ma la foto è inequivocabile sull’epoca dell’invenzione (ma altro c’è da cercare, anche per le dovute verifiche).

cavallo meccanico alzetta