Visualizza Stampa Sera  20-21 ottobre 1961 (Archivio storico La Stampa - Editrice La Stampa S.p.A.)  http://goo.gl/r7KhuQ

“Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro”. La previsione su come avremmo vissuto nell’era digitale, fatta su Trapani Nuova il 26 giugno 1962 e che tanto scalpore ha già raccolto in rete (e non), non fu la prima, né l’ultima. Nel 1961, sulle pagine del torinese Stampa Sera, è infatti comparsa – un po’ in sordina (forse perché ritenuta incredibile) – un’altra profezia strabiliante. Strabiliante sì, ma solo a prima vista. Perché? Per la semplice ragione che queste previsioni – da Skype a Google libri, fino a Siri, all’e-bank, all’e-learning o ai musei online – hanno una spiegazione, anzi più di una, come racconto in un mio libro dedicato al “domani visto dal passato“. L’ebook è appena uscito per le edizioni Falsopiano con il titolo “Il futuro è sempre esistito” (su Amazon, per lettori in formato epub o Apple iBooks si trova in queste  librerie; ecco come leggerlo se non si ha un lettore di ebook). E, oltre ad aver ritrovato svariate altre previsioni hi tech “sorprendenti”, mi sono divertito – e proprio di un divertissement si è trattato – ad accompagnare il lettore in un viaggio nel “futuro del passato” tra curiosità, coincidenze, cultura pop – pubblicità, fantascienza, supereroi, radio, tv e pure Disney – saltellando tra scienza, tecnologia, aneddoti e storia sociale.

“Fortunati gli uomini d’affari”

Un sottotitolo di Stampa Sera, in un articolo sui primi satelliti per telecomunicazioni del 20-21 ottobre 1961, quelli per i quali l’Italia costruirà una stazione ricevente d’eccellenza nella piana del Fucino, prometteva un futuro radioso, seppure ai soli manager. A meno di non immaginare che di lì a 40 anni la tecnologia facesse da ascensore sociale.

“Nel 2000 – titolava lo storico quotidiano torinese – fortunati gli uomini d’affari: vedranno documentari, stipuleranno contratti, firmeranno assegni senza muoversi di casa e premendo dei pulsanti”.

Nel testo viene descritta la vita di chi si potrà permettere di lavorare in casa, anzi in una villetta di campagna anziché in un grattacielo, parlando con il suo direttore attraverso “una radio trasmittente tascabile”. Non lo chiamavano ancora cellulare, anche se in un cassetto in un laboratorio…

Un futuro “idilliaco”

Anche una visita all’ufficio e al resto della casa dell’uomo d’affari descritto da Stampa Sera è sorprendente: videoconferenze, fax, shopping a distanza, pagamenti online. Mentre  il piccolo di casa segue lezioni e chiacchiera con i compagni via video, la figlia si serve di strumenti a video che oggi chiameremmo Google Libri, Google Art Project o Rijksmuseum di Amsterdam.

“In quanto alla figlia, più grandicella, essa sta consultando sul video un libro che si trova nella biblioteca comunale. Le pagine del volume, microfilmate, sono proiettate a sua richiesta su uno schermo collegato con il suo apparecchio fonovisivo. La fanciulla è appassionata di cose d’arte e forse, alcuni anni dopo, sempre dalla sua stanza, potrà studiare fine nei più minuti particolari un affresco del Vaticano o un capolavoro di pittura conservato al Louvre”.

Come poterono immaginare il 2000?

Solo la madre resta bloccata nel suo ruolo sociale di casalinga che si occupa della spesa dal macellaio. Un aspetto questo ricorrente nelle previsioni sul futuro che immaginavano sì un cambiamento tecnologico ma che fosse socialmente “rassicurante”. E come per Trapani Nuova, il cui redattore “ignorava” quasi sicuramente quanto scritto a Torino otto mesi prima ma riferiva le predizioni di tre tecnici americani, il quesito resta lo stesso: come potevano 50 anni fa immaginare il nostro presente tecnologico? E l’Italia, va detto subito, giocò la sua parte nella costruzione del domani. Su cosa si fondavano queste notizie che, a ben vedere, più che descrivere le invenzioni di cui oggi ci serviamo ne “progettavano” implicitamente l’uso, è frutto di un processo storico – una storia del futuro, verrebbe da dire – e di una serie di circostanze sociali e scientifiche che il libro racconta. In un certo senso mai come in questo reportage dal passato – che resta comunque un divertissement – ho potuto (finalmente) tentare di soddisfare l’invito di Henry Jenkins:

Our focus should not be on emerging technologies, but on emerging cultural practices“.

Mi vien da dire: leggetelo, ne sarò contento. ;-)

Nell’immagine: Stampa Sera del 20-21 ottobre 1961 (Archivio storico La Stampa – Editrice La Stampa S.p.A.) Licenza: http://goo.gl/r7KhuQ